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Il progetto Tartarughe del WWF

SCHEDA TARTARUGHE MARINE

Il Mediterraneo è frequentato da tre specie di tartarughe marine tutte protette: la Caretta caretta, che è la più comune, la Chelonia mydas, la cui distribuzione è limitata alla parte più orientale del bacino, e la Dermochelys coriacea, che a differenza delle altre non si riproduce in questo mare.

Le minacce

Ogni anno in Italia vengono deposti circa 30 nidi localizzati per la maggior parte tra la Sicilia meridionale e la Calabria Jonica. Nell’intero bacino del Mediterraneo se ne contano circa 7.200.

Alberghi, locali, strade, centri balneari, ecc possono spaventare una femmina che voglia deporre, ma anche nel caso riesca a farlo le probabilità di successo sono basse: gli ombrelloni possono danneggiare il nido o, facendo ombra, abbassare la sua temperatura; i mezzi meccanici per la pulizia della sabbia possono compattare la sabbia sopra al nido, rendendo difficile ai piccoli uscire in superficie; le luci possono confondere i piccoli che anziché raggiungere il mare vengono attirati altrove, ad esempio su una strada.

A mare è l’attività di pesca a costituire il principale problema per le tartarughe. Si stima che ogni anno nel Mediterraneo oltre 130 mila tartarughe marine finiscano catturate nelle attrezzature da pesca, di queste oltre 40.000 muoiono. Ovviamente la loro cattura non è intenzionale ed è anzi di intralcio al lavoro di bordo, ma il pescatore non può evitarlo e l’unica cosa che può fare è rilasciare la tartaruga nelle migliori condizioni possibili.

Le aree di intervento del WWF

Il WWF Italia è impegnato nella salvaguardia e nella ricerca applicata alla conservazione delle Tartarughe marine dagli anni ottanta, quando fu avviato, in collaborazione con l’Università ‘La Sapienza’ di Roma, il primo programma nazionale su queste specie. Questa prima attività ha consentito lo sviluppo di molteplici attività a livello locale, con la promozione da semplici azioni di monitoraggio a complessi interventi e progetti di assistenza diretta su esemplari in difficoltà o recuperati dai pescatori.

Grazie a queste iniziative è stata prodotta una notevole quantità di informazioni che ha contribuito a far luce sulla biologia e sui problemi di queste specie nel Mediterraneo. Inoltre, le varie attività svolte accrescono, direttamente o indirettamente, la sensibilizzazione di un gran numero di persone appartenenti a varie categorie potenzialmente in contatto con le tartarughe marine.

Il Network Tartarughe

Le possibilità di intervento con azioni di conservazione delle Tartarughe marine sono favorite anche dalla presenza capillare di sezioni, Centri Recupero Animali Selvatici (CRAS) e Oasi del WWF sull’intero perimetro costiero nazionale. In particolare, i diversi centri recupero del WWF Italia organizzati nel Network Tartarughe si sono rivelati utili centri di aggregazione e di riferimento a livello locale per attività di ricerca e conservazione di questi animali. In quanto punti permanenti essi offrono grandi potenzialità nello sviluppo di legami di collaborazione duraturi con autorità locali e pescatori.

Mediante sia un monitoraggio costante e diffuso, sia specifici progetti da svolgere nell’ambito del Network Tartarughe, il WWF Italia si prefigge di:

1) applicare le tecniche di conservazione attualmente disponibili per la riduzione dell’impatto delle attività umane sulle popolazioni di tartaruga marina

2) acquisire informazioni su parametri biologici e impatti antropici, indispensabili per lo sviluppo di nuove attività di conservazione.

MANIFESTO WWF PER UN MEDITERRANEO DI QUALITA’

Un Mediterraneo di qualità:

- Ha acque senza rifiuti

In Mediterraneo, tra Italia, Spagna e Francia, galleggiano 500 tonnellate di plastica (con concentrazioni superiori a quelle presenti nell’oceano Atlantico e nel Pacifico). Secondo uno studio del 2010 (ARPA Toscana ed Emilia Romagna), la plastica costituisce il 60-80% dei rifiuti in mare Mediterraneo e in alcune aree il dato arriva addirittura al 90-95%.

- Ha navi "attente" che non colpiscono i cetacei

In Mediterraneo, come riporta l’istituto Tethys, dal 1972 al 2001, sono morte 43 balenottere comuni colpite involontariamente dalle navi.

- Ha relitti tristi o affascinanti ma non velenosi

In Mediterraneo, secondo l’Osservatorio dei Veleni, di cui il WWF è membro fondatore, ci sono navi affondate cariche di sostanze velenose altamente nocive per la salute del mare e dell’uomo.

- Ha aree marine protette che funzionano

Meno dell’1% del mare Mediterraneo è protetto.

- Ha una pesca sostenibile

Secondo la Comunità Europea, oltre l’85% dei pesci pescati in Mediterraneo è eccessivamente sfruttato (overfished). Se ne pescano più di quanti ne nascano. Circa 1.5 milioni di tonnellate di pesce viene pescato nel Mediterraneo ogni anno con metodi di pesca per lo più distruttivi, e spesso illegali.

- Ha coste rocciose, spiagge, scogli e falesie, e non una colata di cemento legale o abusivo

La Sicilia, l’ombelico del Mediterraneo, come l’uno per il tutto. Il 63% delle sue coste è totalmente cementificato.

- Ha turisti responsabili e non calca umana

In Mediterraneo, ogni anno 220 milioni di persone ci fanno le vacanze.

- Ha biodiversità in espansione, rigogliosa, viva e vegeta

In Mediterraneo la foca monaca è praticamente scomparsa, abbiamo estinto localmente razze e squali, secondo l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) tonno rosso, cernia bruna e pesce spada sono minacciate d’estinzione, molto più in pericolo di leoni e leopardi. La foresta algale, che riveste i fondali rocciosi, è minacciata da specie invasive ed aliene.

- Ha tartarughe libere di nuotare che non rischiano la vita per la pesca accidentale

In Mediterraneo, 130mila tartarughe ogni anno vengono catturate accidentalmente negli attrezzi da pesca. Di queste, 40mila muoiono. Solo in Italia la pesca accidentale colpisce 20mila tartarughe.