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Referendum sull’Acqua

Tra il 15 aprile e il 15 giugno si andrà a votare per 4 referendum: 3 di questi e sono molto importanti in quanto riguardano l’acqua e il nucleare.

In questo articolo noi parleremo dei 2 referendum inerenti la privatizzazione dell’acqua che ci chiedono di abrograre quanto sotto indicato:

1) la frase: “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”

2) la parte della legge ronchi che consegna ai privati la gestione dell’acqua pubblica

Nel primo caso la legge, n. 152 del 2006, prevede che un privato quando subentra o affianca l’ente pubblico viene garantito di un utile certo pari al 7% del capitale investito senza tenere conto del risultato commerciale.

In pratica, con questo referendum, si cerca di eliminare quella che risulta essere una rendita certa pagata con un tasso molto più alto di qualsiasi interesse bancario o finanziario.

Credo che queste poche parole siano sufficient i per far capire l’importanza di questo quesito e quanto sia importante abrogarlo.

Ora passiamo al secondo referendum.

Le sue problematiche sono più complesse e quindi serve iniziare una breve cronistoria delle leggi pricipali che hanno portato alla situazione attuale.

Tutto comincia con la legge n. 142 del 1990; una legge che introduce la possibilità per gli enti locali di creare SpA o Srl al fine di gestire i vari servizi pubblici.

Dopo alcune leggi che non hanno creato variazioni rilevanti è la proposta Galli che è diventata la  legge n. 36 del 1994  .

Questa legge ristruttura l’organizzazione dei servizi pubblici; costituisce gli A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) e da alle regioni il compito di definire i confini dei vari bacini acquei omogenei. Sulla scorta di queste disposizioni ogni regione ha operato in modo autonomo creando così delle diversità gestionali da ente a ente.

Aggiungiamo che è in questa legge che viene inserito il concetto di giusto profitto. (ricordo che attualmente è del 7%).

Nel 2009 il governo ha legiferato per via urgente con dl (n. 112) convertito nella legge n. 135 del 2009 “per regolamentare la privatizzazione della gestione dell’acqua” e tra le varie disposizioni vi è anche l’abolizione delle autorità A.T.O. togliendo di fatto ai comuni il controllo della gestione stessa.

Le A.T.O. esistono ancora solo perche non sono state fatte le disposizioni attuatorie.

Alla fine di questo percorso, di fatto, si è trasformato il diritto ad un bene primario essenziale come l’acqua in una merce su cui speculare.

Dopo questo preambolo cerco di spiegare da cittadino e non da esperto l’importanza di andare a votare, e sopratutto, votare SI. Credo che non ci sia niente di meglio che fare degli esempi.

Città come Latina e Agrigento con la privatizzazione hanno avuto degli aumenti in bolletta anche del 60% peggiorando il servizio.

Anche le città di Genova, Roma, Torino e Bologna che sono gestite da società con partecipazione comunale il servizio è peggiorato.

Aggiungiamo anche, e spero vi faccia pensare, che le varie società private che gestiscono Genova Roma Torino e Bologna non hanno mai finanziato lavori o migliorie della rete idrica ( insomma reddito certo, guadagni nella gestione e lavori a carico del comune – risultato finale: utile alle società e spese a carico dei cittadini.)

Aggiungiamo che eventuali spese su impianti e strutture sono state inserite tra i costi nelle bollette degli utenti.

Un altro esempio è quello di alcune città della toscana dove le tariffe sono lievitate del 57% (stime Co.Vi.Ri. – Comitato Vigilanza Risorse Idriche) e in un’intervista sul programma “Presa Diretta” su RAI3 il prìmo presidente dell”A.T.O.” ( si tratta di un tecnico e non un politico) ha dichiarato:

“La scelta della società mista è stata fallimentare, sarebbe meglio ammettere l’errore e ripartire da capo. Il servizio idrico non può essere privatizzato… l’acqua è un monopolio naturale, i sindaci dovrebbero avere il potere di cacciare il gestore privato che non rispetta i piani e gli accordi.”

Con l’attuale legge la cosa è impossibile: il contratto con le aziende dura dai 20 ai 30 anni senza possibilità di recesso.

In questa situazione legislativa il comune ha le mani lagate e considerato che la rete idrica è una sola non esiste più neppure la concorrenza.

Vorrei infine evidenziare le menzogne usate dai legislatori per giustificare la legge:

NON STIAMO PRIVATIZZANDO LA PROPRIETÀ DELL’ACQUA CHE RESTA AL DEMANIO, NON PRIVATIZZIAMO RETI ED IMPIANTI. AFFIDIAMO SOLAMENTE LA GESTIONE DEL SERVIZIO.

Il problema è che noi ci serviamo del rubinetto per procurarci l’acqua e quindi è proprio la gestione della rete, cioè il servizio, che ne rende pubblico o privato l’uso. Per spiegarmi faccio l’esempio delle spiagge. Sono terreni demaniali, liberi e usabili da tutti. Quando, però, il Demanio accorda una concessione quella fascia di spiaggia ufficialmente rimane demaniale ma l’uso diventa privato. Quella concessione non permette più di usufruire di quel bene pubblico.

NON È VERO CHE PRIVATIZZIAMO, MANTENIAMO LA MAGGIORANZA DELLA SOCIETÀ

Il caso Toscana dimostra il contrario. Una S.P.A. ha fine di lucro ed è sufficiente che una minoranza riesca ad ottenere nei punti chiave degli amministratori e il comune si trova in minoranza nelle scelte programmatiche; oppure succede che una banca che garantisce il capitale del comune possa far pesare le sue scelte… e non di poco.

LA PRIVATIZZAZIONE È OBBLIGARORIA: LO VUOLE L’EUROPA!

Totalmente falso: la disposizione europea sostiene che la privatizzazione può avvenire in 3 modi: vendere l’intero pacchetto azionario con gara pubblica – vendere una quota di azioni non inferiore al 40% sempre con gara pubblica – costituire una S.p.A. totalmente pubblica.

L’ACQUEDOTTO PUBBLICO SPECA TANTA ACQUA DAI TUBI BUCATI, VEDI QUELLO DELLE PUGLIE.

Anche questo è un falso: uno studio mediobanchiara che l’ACEA, la più importante multinazionale italiana per la gestione dell’acqua potabile, spreca molto di più del tanto famigerato acquedotto pugliese.

Vorrei terminare questo scritto parlandovi brevemente di una proposta di legge popolare, bloccata da anni in parlamento e presentata dal WWF insieme ad altre associazioni accompagnata dalla raccolta di 400.000 firme.

Questa proposta di legge ritiene utile sostituire i Consorzi di Bonifica, che stanno esaurendo il loro compito, in Consorzi per la Gestione dell’acqua pubblica.

Per capire i vantaggi di questa proposta spieghiamo che i soci dei consorzi di bonifica sono solo enti pubblici e in maggiorana i comuni: l’assemblea dei soci istituisce un consiglio di amministrazione privato e annualmente ne controlla l’operato.

Se gli amministratori non hanno seguito le direttive societarie vengono sostituiti.

VI RICORDO CHE LA POSIZIONE DEL WWF E’ QUELLO DI ANDARE A VOTARE SI

Il libro “Acqua, per un modello pubblico di gestione(è l’edizione italiana di Reclaiming Public Water, pubblicato del gennaio 2005): è un pò datata perchè dal 2005 ad oggi, come si suol dire, “ne è passata di acqua sotto in ponti” però è comunque utile da leggere: Acqua, per un modello pubblico di gestione
il libro “Acqua, per un modello pubblico di gestione(è l’edizione italiana di Reclaiming Public Water, pubblicato del gennaio 2005): è un pò datata perchè dal 2005 ad oggi, come si suol dire, “ne è passata di acqua sotto in ponti” però è comunque utile da leggere